Archive for the ‘non conventional marketing’ Category

Nasce Invad.it ovvero “sconsigli per gli acquisti”

June 13, 2006

immagine-3.png

Direttamente dalla scuola politecnica di design di Milano, ricevo e volentieri pubblico.

Invad è forse la testimonianza che le cose stanno cambiando anche a livello"accademico"? Spero di sì! Agli studenti del Politecnico i miei migliori auguri.

Di seguito il manifesto dell'iniziativa:

Invad è l’ultima frontiera della comunicazione pubblicitaria.
Nasce tra gli studenti di un master di advertising, nelle aule della Scuola Politecnica di Design di Milano.

Invad è una presa di coscienza e una provocazione insieme. Perché la pubblicità è passata dalla persuasione alla pervasione, insinuandosi ovunque per trovare nuovi territori d’ascolto, laddove gli individui – i famigerati target – hanno imparato a svicolare, criticare, boicottare, scegliere, consigliare e relazionarsi in maniera diversa.

I ragazzi, le persone – o peggio, i consumatori e i responsabili d’acquisto - sono sempre meno davanti a uno schermo e sempre più di fronte a un monitor o a un display, usano la rete per connettersi tra loro, per condividere e scambiare esperienze. A volte, un blog o un gruppo di discussione può condizionare un acquisto più di quanto possa fare uno spot o una doppia pagina.

I pubblicitari stanno precipitosamente cercando di intercettare il fenomeno, hanno coniato un nuovo lessico che parla di viral e guerrilla, ed è incredibile come a volte le parole siano testimoni di un disagio: da una parte, la semantica patologica che sintetizza la nuova capacità dell’advertising di propagarsi a livello virale attraverso il passaparola; dall’altra, il vocabolario belligerante chiama guerrilla marketing la battagliera resistenza degli addetti ai lavori per impedire ai target di guardare da un’altra parte.

Quindi, oggi come si può insegnare advertising a giovani studenti che potrebbero diventare i direttori creativi di domani?
I fondamentali valgono sempre, le regole del copywriting e del design per fortuna non cambiano, ma ci sono nuove consapevolezze di cui è obbligatorio tener conto. Passano dalla rete, dalle associazioni di consumatori, dai fenomeni di boicottaggio, dai movimenti nopub e da una convergenza mediatica sempre più diffusa che allontana il pubblico dai canali tradizionali.

Per questo a scuola impariamo a fare advertising usando i registri più attuali, ma con Invad abbiamo rotto gli indugi, fantasticando di profanare gli ultimi spazi ancora vergini. Volutamente dissacranti, visionari e – qualche volta – provocatori.
Immaginando brand che si fanno largo all’interno di improbabili media che l’invasione pubblicitaria dei nostri giorni non ha ancora considerato, forse per pudore.

E siccome il pudore non è nelle nostre corde, abbiamo raccolto tutte le nostre idee dentro un contenitore. Che oggi è questo blog e continuerà a raccogliere stimoli e spunti di chi vorrà cimentarcisi, ma anche denunce e testimonianze di quanti vorranno pubblicare l’ennesima intrusione di un advertising sempre più in difficoltà.

Joga Bonito + Consumer Generated Media “chain”

May 31, 2006

Immagine 17.png

Gli utenti si cimentano a passarsi la palla in una catena di palleggi infinita…. (si comincia da Ronaldinho)

via digital examples

Libero crea lo “YouTube Italiano”

May 24, 2006

Immagine 13.png

Libero crea un social network tutto italiano per la condivisione dei video “stile YouTube”, non ho avuto ancora il tempo di verificarne le funzionalità….mi domando: ” ma dove è la funzione send a friend….”?

..e c’era bisogno di andare a Barcellona!…direte voi

May 22, 2006

Foto_051806_013.jpg

Sì dico io! Confermo che partecipare a questo tipo di conferenze arricchisce sempre, dal punto di vista professionale e umano. Anche se…., sebbene la caratura di alcuni degli speaker presenti alla conferenza fosse di indubbio prestigio, ritengo sia stata fatta troppa teoria e poca pratica (al contrario di quanto è avvenuto ad Orlando qualche mese fa).

Ad essere sincero, i momenti che ho apprezzato di più, sono stati quelli "a chiusura lavori" passati a discutere con i partecipanti dei reciproci progetti portati avanti nei rispettivi paesi di origine. Una delle domande che più ci siamo posti durante le nostre discussioni è stata: "what's next?"….meglio"cosa succederà dopo la sbornia di video virali, contenuti generati dai consumatori….ecc..?"

Nessuna risposta ovviamente, qualche ipotesi e indizio che vorrei condividere con voi attraverso le frasi "celebri" dei miei appunti:

  • " people brand themselves by the friends they have in the network"
    Mark Kingdon, ceo di organic, sul perchè la dodge caliber, ha già così tanti amici (2.136) su myspace, a soli 2 giorni dal lancio della campagna.
  • " buy advertising space to build a momentum/buzz, before seeding a campaign on myspace"
    Mark Kingdon, ceo di organic, su come generare l'aspettativa tra gli utenti, prima di utilizzare un social networks come myspace
  • " good content will rise to the top, bad content not!"
    Mark Kingdon, ceo di organic, in merito a questo spot e alla sua posizione nella graduatoria di youtube
  • "really ask permission to engage users in a community like facebook"
    Mark Kingdon, ceo di organic, sul futuro dell'advertising nei prossimi 5 anni…
  • "WOM communications are structured as story"
    Suresh Sood, University of Technology, Sydney
  • " a consumer comes to know a brand by creating a story of herself/himself"
    Suresh Sood, University of Technology, Sydney
  • "the created story brings the different parts of herself into a whole"
    Suresh Sood, University of Technology, Sydney
  • "unsolicited consumer stories help brands build advertising"
    Suresh Sood, University of Technology, Sydney
  • "word of mouth is the SOCIAL CURRENCY"
    Dave Balter, ceo BzzAgent, sul perchè alle persone piace essere Buzz Agent
  • "the long term future?: Specialized networks of communicators!"
    Dave Balter, ceo BzzAgent, sul futuro…
  • "best practice in wom marketing: baking marketing into the product"
    john moore, brandautopsy

RaiPod: offerta pubblicitaria crossmediale della Sipra

May 10, 2006

Immagine 11.png
E' arrivata!…come prevedibile le concessionarie di pubblicità iniziano a sfruttare, ai fini della raccolta pubblicitaria, anche i podcast (….quando toccherà ai video podcast?)

Via Pandemia, scopro questa novità in casa Rai, si tratta di RaiPod:

"RaiPod di Sipra, presentato a Milano nell’ambito della quattordicesima edizione di Radiofestival, è dunque un'offerta pubblicitaria cross-mediale che intercetta pubblici e fruizioni diverse con comunicati pubblicitari che seguono i contenuti radiofonici scelti e i loro diversi terminali: radio, internet, podcasting."

qui trovate il comunicato stampa della Sipra (concessionaria di pubblicità della RAI)
qui trovate la news di PubblicitàItalia in cui si parla della pianificazione RaiPod di Fiat.

Consumer Generated Media: Quando? Dove?….perchè!

May 10, 2006

Pete Blackshaw, chief marketing officer di nielsen buzzmetrics, in un interessantissimo articolo su clickz (una delle riflessioni più “illuminate” che ho finora letto sull’argomento), si domanda:“qual’è il momento giusto per coinvolgere il consumatore con iniziative Consumer Generated Content?, meglio!, si domanda qual’è la tattica più efficace per ottenere un’effetto positivo e non negativo da una campagna incentrata sul Consumer Generated Content?”

Lo spunto per riflettere sull’argomento gli è venuto dopo una visita in un Peet’s Coffee & Tea, dove ha notato un’enorme “bacheca” (polaroid appesa ad un filo, compresa!) colma di fotografie (e messaggi d’affetto) che i clienti si sono fatti nel locale; un’iniziativa lanciata per coinvolgere la “partecipazione” dei clienti in occasione del 40° anniversario della nascita della catena di coffee shop.

Queste le sue riflessioni in merito al successo dell’iniziativa (anche lui infatti non ha esitato a fotografare i suoi bambini e a “postare” foto e commenti sulla bacheca):

Peet’s rappresenta un valido esempio di come i marketers possono influenzare i CGM, in senso positivo.
La campagna infatti si basa su di un emozione molto semplice: l’amore per la marca, e sfrutta appieno quella che lui stesso definisce l’“ex-spot” ovvero quel preciso istante, all’interno di un esperienza, che favorisce il fluire spontaneo di commenti e del passaparola. L’ex-spot è sempre “well-timed” e ci connette con ciò che apprezziamo maggiormente in un prodotto, servizo o marca e non è mai FORZATO!

Una delle ragioni per cui molte delle campagne basate sul Word of Mouth Marketing falliscono, risiede nella non considerazione dell’ex-spot. Esse si basano su messaggi che sono fuori dal contesto dell’attuale customer o brand experience.
Peet’s al contrario conferisce potere al consumatore proprio dentro al locale, in questa circostanza, quindi, i clienti non devono essere sedotti, invogliati o circuiti con sotterfugi per esprimere la loro partecipazione.

Confronto con la campagna CGM “Chevy Tahoe” di GM:
La campagna CGM della “Chevy Tahoe”, ha coinvolto molti utenti e suscitato un ampio passaparola in tutta la blogosfera.

Tuttavia gli ideatori della campagna non hanno per nulla considerato l’ex-spot. Infatti gli spot realizzati dagli utenti sono stati creati completamente fuori dal contesto, e la possibilità di crearli era riservata a tutti indipendentemente dal fatto di essere utilizzatori del prodotto. L’esperienza diretta conta molto! e, insieme alla fiducia e trasparenza, è un driver fondamentale in ambito Word of Mouth Marketing!

La chiave del successo di una campagna basata sul CGC è: Trovare il modo di cavalcare il pre-esistente affetto e la pre-esistente soddisfazione per la marca.

Questo è quello che GM avrebbe potuto fare per capitalizzare l’ex-spot:

  • permettere agli utenti di creare gli spot all’interno delle concessionarie….(poco dopo l’acquisto dell’auto)
  • chiedere (non esigere!) ai neo-acquirenti, attraverso i concessionari, di creare il proprio spot dopo la prima settimana di guida del veicolo…….
  • inviare a tutti i neo acquirenti una mail con un link ad un sito dove descrivere la loro esperienza……
  • ……
  • …..

Altri esempi di ex-spot?
La location ideale dell’ex-spot varia in relazione al brand, ma Blackshaw ci da alcuni suggerimenti:

  • nei punti vendita
  • “at the feedback moment”
  • nei websites (feedback forms, sondaggi….)
  • sui motori di ricerca (utilizzare le keywords aatte a condurre il consumatore verso l’ex-spot)

Blackshow ha anche creato un blog, per condividere le proprie esperienze relative alle ex-spot.

“Il nuovo potere dei consumatori sul web”

May 5, 2006

Ho partecipato ieri al convegno organizzato da Digital PR: “Il nuovo potere dei consumatori sul web”.

La composizione della platea (circa 120 presenti) era molto eterogenea e diversificata in quanto a settori di mercato.
Di seguito alcuni dei partecipanti:

_ auto/moto (Piaggio, Fiat, Ducati)
_ telefonia (Samsung, LG)
_ alimentari (Barilla)
_ grossa distribuzione (Esselunga)
_ advertising (Ogilvy, Leo Burnett)
_ media (Mediaset)
_ assicurazioni (RAS)
_ …..istituti di credito, società di ricerca…

Avendo fino ad oggi partecipato a conferenze estere sul tema CGM e marketing non-convenzionale, ero molto curioso di verificare il livello di maturità della realtà italiana. Devo dire che l’interesse della platea nei confronti dei temi trattati era molto alto….e anche il livello degli interventi e dell'organizzazione ineccepibile.

Ma per capire ciò di cui si è parlato vi invito a leggere questo post di Stefano Vitta su Aghenor, non avrei potuto fare di meglio.

Nasce “MySpace Man”, la prima myspace advertising agency

May 3, 2006

Immagine 3
Sì avete capito bene! Nasce la prima agenzia specializzata in pubblicità sul network MySpace: MySpaceMan.
Unica nel suo genere, infatti, utilizza vari "myspaceman" iscritti al network per scrivere commenti "sponsorizzati" sui profili di altri utenti.

1.000 commenti = 1.000 amici a soli 79$ (46euro)

My Space permette agli utenti di inviare messaggi privati ai profili presenti sul network.
Molte agenzie di pubblicità offrono questo servizio. Solo che i messaggi giungono a profili casuali non targettizzati e inoltre i messaggi sono visti, in forma privata, esclusivamente dal profilo contattato.
Qual'è quindi il "valore aggiunto" del servizio offerto da MySpaceMan?
MySpaceMan è un profilo registrato sul network (meglio! sono più profili registrati sul network), che può farsi amici e i suoi commenti sugli account degli amici sono pubblici, quindi visti da un gran numero di utenti e soprattutto targettizzati.

via mit adv lab

Evoluzione del fenomeno Consumer Generated Media

May 1, 2006

Leggo questo interessantissimo articolo di Drew Neisser, ceo di renegademarketing, sul futuro dei consumer generated media, meglio, su come le agenzie in futuro "gestiranno" o se preferite "dovranno gestire" l'utilizzo di contenuto generato dai consumatori nelle campagne pubblicitarie e vi propongo alcuni punti (secondo me) salienti del suo ragionamento.

  1. L'utilizzo di CGC essenzialmente è un modo efficace per ottenere gratuitamente contenuto e pubblicità, il problema è che in un prossimo futuro probabilmente i consumatori inizieranno a chiedersi come mai non vengono pagati.
  2. Se ogni azienda propone contenuto generato dai consumatori la differenziazione tra audience e produttori di contenuti si assottiglia e le aziende stesse diventano veri e propri distributori di contenuto.
  3. A questo punto nasce l'esigenza di filtrare meglio i contenuti. E' possibile fare un parallelo tra CGM e blogs, entrambi sono modi per esprimere se stessi, ma quando milioni di persone esprimeranno se stesse, arriveremo al punto in cui quando abbiamo trovato ciò che ci interessa non avremo più di tempo di "consumarla".
  4. Quindi i "marketers" che capiranno come filtrare e contestualizzare il contenuto generato dagli utenti acquisiranno una posizione privilegiata sul mercato. Un esempio lampante ci viene fornito da converse gallery. Qualcuno potrebbe ipotizzare che Converse stia già filtrando i contenuti separando quelli buoni da quelli cattivi, ebbene, supponendo che Converse continui a dimostrare questa sua abilità nell'identificare contenuti validi, il sito di Converse Gallery continuerà per molto tempo ancora ad avere visitatori (audience).
  5. I consumatori prima o poi inevitabilmente si stancheranno di generare contenuto gratis per aziende come MySpace senza che quest'ultime condividano i guadagni con loro. Certamente MySpace attualmente genera un valore in cambio dei contenuti generati dagli utenti, ma questo valore in futuro sarà sicuramente oscurato da altri siti di social networking che nasceranno.
  6. Ricapitolando: i marketer che sapranno filtrare i contenuti di qualità e condividere i guadagni con gli utenti prevarranno sicuramente sul mercato. Le origini di questo nuovo modello di business si intravedono in Amazon (attraverso i suoi affiliate programs) e in Google (vedi adsense).
  7. Non è fantasia immaginare un modello di retribuzione"cost per play" per contenuti che attraggono nuovi visitatori sul sito ospitante.
  8. Le opportunità di branding risiedono nel FILTRARE, CONTESTUALIZZARE e RETRIBUIRE contenuto di qualità.
  9. Pensate a YouTube: una delle caratteristiche più potenti del servizio che offre è la possibilità per qualsiasi utente di pubblicare sul proprio sito un video di YouTube. Pensate se YouTube pagasse gli utenti che usano questo servizio? probabilmente sentiremmo parlare di YouTube ancora per i prossimi 10 anni……

via imediaconnection

Politica Generata dai Consumatori oppure Open Source Politics?

April 20, 2006

La Consumer Generated Media Culture contamina la politica.
Non è il primo esempio, tuttavia questo lo trovo + originale degli altri…. Oggi vedo Milano tappezzata da questi cartelloni:

Foto_042006_0011.jpg
Torno in agenzia mi collego al sito www.inconsiglioconme.it, e cito testualmente:

Benvenuti, sono Angelo Manenti, candidato per l'Ulivo alle elezioni amministrative del prossimo 28 maggio.Ho bisogno di tutti voi per realizzare un progetto che veda protagonista Milano.Scrivetemi, contattatemi, inviatemi proposte, idee, suggerimenti, progetti per la città.Tutte le indicazioni verranno vagliate e tenute in considerazione. Agli autori con le idee considerate più concrete e realizzabili, proporrò di entrare nella mia squadra permanente di 5 "consiglieri".