ancora scettici sul word of mouth marketing?

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ho appena finito di ascoltare l’intervista su podcast che justin kirby fa a emanuel rosen autore del famoso libro: the anatomy of buzz e la consiglio caldamente a tutti gli addetti ai lavori (rosen li chiama: marketers). rosen afferma infatti che coloro che sono ancora scettici circa l’utilizzo di tecniche di marketing alternative dovrebbero cercare di capire quale strumento è più utile alla loro attività spendendo un pò del loro tempo, sia online che offline, con i propri clienti. testerebbero così di persona che questi parlano tra loro dei prodotti e dei servizi e condividono informazioni sul brand.

sulla crescita dell’interesse degli advertisers verso il WOM e su quanto la tecnologia li influenza, rosen esprime 4 riflessioni:
1) i consumatori faticano ad ascoltare le aziende, data l’enorme quantità di informazioni
2) i consumatori non si fidano più della pubblicità
3) i consumatori sono più connessi di una volta, grazie alle nuove tecnologie di broadcast delle informazioni. non solo
comunicano più facilmente ma spendono anche più tempo a relazionarsi tra loro
4) la tecnologia contribuisce a rendere più visibile alle aziende il buzz che si forma intorno ad un brand (vedi blogpulse)

su come i blogs possono essere utili alle aziende, rosen dice:

1) le aziende devono monitorare i blogs e analizzare il buzz che si genera intorno ai loro prodotti e servizi, quasi come se i blogs fossero dei grossi focus group, senza generalizzare però, in quanto i bloggers costituiscono solo una parte della clientela.
2)le aziende devono identificare quali bloggers possono rappresentare gli opinion leaders in grado di influenzare la massa. questi dice rosen, andrebbero trattati alla stregua di giornalisti.

circa le diverse definizioni di WOM (buzz marketing, viralmarketing, connected marketing) rosen afferma che è normale che una nuova disciplina abbia tante definizioni diverse, e ci da la sua:
buzz as “all the person to person communications about a brand” “our objective is to maximize the positive comments that flow among people in the marketplace”, dice inoltre che da qui a dieci anni emergerà un’unica definizione di WOM legata a questo concetto chiave: stimolare i consumatori a parlare tra di loro.

rosen torna poi sull’importanza di individuare e “coltivare” gli opinion leaders che possono influenzare e diffondere opinioni positive sul brand, da non confondere con gli evangelists, ossia coloro che amano il tuo prodotto e servizio, non sempre infatti questi ultimi coincidono con gli influencers/opinion leaders. (a suo parere i più efficaci)
insomma buon ascolto !

One Response to “ancora scettici sul word of mouth marketing?”

  1. alegiust Says:

    ……sono sempre più dentro a queste storie e come ci rimango male quando vedo che un libro del genere è tradotto in 10 lingue e non in Italiano.
    Siamo sempre più in dietro…..shit !!! capisco e leggo discretamente l’inglese ma ho paura che sia pieno di vocaboli tecnici….bhooo forse ci proverò ugaualmente. Grazie della news……piccolo vanto: sono stato il primo a vendere le scarpe di Adbuster qui in italia e a piccoli passi sto provando a lanciare il brand SS9-via Emilia .
    Kindest Regards e Happy New Year
    Alegiust

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