Archive for November, 2006

come le brand utilizzano YouTube: i 2 livelli

November 30, 2006

Traduco (parzialmente) e condivido con voi queste riflessioni di john bell, su come le aziende ultimamente utilizzano YouTube.

” Le aziende utilizzano youtube per 5 ragioni:

1. perchè è una piattaforma utile per far sfogare i costosi team creativi delle proprie agenzie di pubblicità
(un pò come per la TV)senza il vincolo dei 30″ o 60″ degli spotTV

2. perchè YouTube, dati i numeri della sua audience, (100 milioni di streming video al giorno che rappresentano il 60% di tutto il materiale video servito sul web) può essere considerato un “mass-media” a tutti gli effetti.

3. perchè i video sono “inscatolati” e facilmente controllabili. Le aziende possono dire di aver “compreso” l’impatto dei social media senza aver instaurato una relazione bidirezionale con gli utenti.

4. perchè è uno strumento che permette di stabilire un legame emozionale tra brand e consumatori basato sul linguaggio video e sullo storytelling.

5. la parola “video virali” suona sexy e rende le marche desiderabili.

MA!

ecco quello che le aziende che usano youtube non hanno ancora capito:

Pianificare un successo come “dove evolution” o il movimento spontaneo (non-commerciale) “free hugs” è praticamente impossibile. sicuramente ci sono fattori comuni a tutti i video più popolari (situazioni pazze, effetti speciali assurdi, celebrities, cose che altri utenti possono mimare, umanità autentica, commedia, stupidi giochetti di animali domestici, giochi da bambini…). Rimane tuttavia la difficoltà di pianificare questi successi in anticipo!

Creare qualcosa che interessa e coinvolge le persone è diverso da creare qualcosa che quelle persone guarderanno come guardano uno spot TV.

Ci sono modi più interessanti di creare e pubblicare video su youtube…oltre che utilizzarlo come mera estensione delle proprie campagne pubblicitarie…

…dopo ulteriori considerazioni…bell sintetizza i 2 livelli d’uso di YouTube:

TV-like level
La maggior parte delle aziende utilizza YouTube come una piattaforma di condivisione di video “entertaining” riguardanti il brand o l’essenza della loro brand.
Questo è l’approccio tipico dell’advertising tradizionale. …”pre-roll, post-roll, contextual advertising”… Le aziende misurano il successo della campagna in termini di “views” (n° di visioni del video). Sono soddisfatte se i loro video fanno più di 100.000 views in un breve periodo di tempo. Molti non esiteranno a creare finti fenomeni, finti personaggi che cercano di “ingannare” gli utenti. Quello che producono in fondo è …”intrattenimento”… (vedi il caso LonelyGirl)

Social Media Level
In questo caso è richiesto maggior coraggio alle aziende. Avere coraggio significa creare video utili tipo: “come si fa a…”, video-interviste, invitare gli utenti alla co-creazione, supportare fenomeni, comportamenti o movimenti già esistenti.

Questo approccio porta all’utilizzo dei video per coinvolgere realmente gli utenti, attraverso una modalità che è estranea alla televisione. Molto spesso avere questo approccio significa avere meno controllo, quindi confidare nel fatto che i commenti e le “creazioni” degli utenti non nuoceranno alla marca anzi ne rafforzeranno la relazione.
Il successo in questo caso non si misura solo con le views ma anche con le conversazioni generate all’interno dei Consumer Generated Media (post/commenti nei blog, discussioni nei forum e nei newsgroup, ecc), con il coinvolgimento degli “influencer” e con la longevità di queste discussioni…

Queste quindi le caratteristiche dell’approccio “social media level”:

_ useful video

_ co-creation

_ community support (…questo confesso che non l’ho capito neanche io…)

“il cliente ha sempre ragione”

November 30, 2006

rivendita.png

Ricordate questo speciale di trendwatching sul pop-up retail

ebbene sembra che qualcuno qui a milano ci abbia pensato…www.bollavimercati.com
(il sito è ancora in progress, ma diamogli un pò di tempo…è previsto anche un blog!)

se passate da Milano il lancio dell’iniziativa avverrà Giovedi 30 Novembre, Venerdi 1 e Sabato 2 Dicembre dalle 16 alle 22 al vivaio Riva in via Arena di fronte al n° 7.
date un occhio al loro manifesto: rivenditaconservizio.pdf

misurazione audience dei video su youtube

November 27, 2006

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tubemogul, un servizio di misurazione gratuita delle views generate dai video che avete caricato su youtube.

Affrettatevi finchè è gratuito!

la lunga coda…della creatività

November 26, 2006

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Perchè nell’era dei mercati e dei media di nicchia c’è bisogno di “generalisti”?

questo ed altro qui.

Dada crea lo “youtube italiano”

November 21, 2006

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dopo libero… anche dada?

confessioni di una ex-infiltrata…

November 17, 2006

stealth.jpg

Ho venduto la TV su e-bay…e sto leggendo l’antico testamento…forse è per questo che mi sono fissato così tanto con l’etica e la morale, è che tutti i giorni ne sento di cotte e di crude da chi si professa…

Per cui… ho chiesto ad una persona conosciuta qualche mese fa di offrirmi una testimonianza…

Ricordo che quando la conobbi, la secondo cosa che le chiesi dopo il nome fu: “perchè lo fai?… mi piacerebbe raccogliere la tua testimonianza e pubblicarla su fluido ti va?”
lei mi rispose subito di sì…ma poi tentennò incalzata dalle mie domande sull’etica, sulla mia visione pura dei cambiamenti in atto nel mondo della comunicazione…ecc…

Fino a quando le guidelines della womma mi ci hanno fatto ripensare e le ho chiesto di scrivermi 2 righe al riguardo.
Lei l’ha fatto e…secondo me bene…anche perchè si è redenta!

buona lettura!

nome in codice: clessidra
età: 25
occupazione ex-infiltrata: ovvero colei/colui che in maniera non trasparente insemina promozione pubblicitaria in luoghi di aggregazione virtuale spontanea.
situazione attuale: felicemente redenta!

“Quando ho accettato il lavoro di ‘seeder’ per l’azienda XY, ho pensato subito a 2 cose: “mi pagano!” e “posso farlo da casa!”
il resto l’ho preso un po’ come un gioco, un po’ come un’occasione per capire come l’agenzia aveva gestito il progetto….

Scherzi a parte, penso che il fatto di mentire alle persone, solo perchè è più comodo, sia sbagliato.
L’idea alla base dell’infiltration marketing infatti sarebbe anche buona, cioè entrare a far parte delle community in cui si trova il target per instaurare con esso una comunicazione tra pari.

Perfetto!

Peccato però che il modo con cui si persegue questa strategia si basi sull’inganno.
Visto che lo si vuole fare, perchè non trovare altre strade, perchè non partecipare con altri fini alle discussioni?
semplice! è troppo faticoso, dispendioso, e significa prendersi delle responsabilità.
Instaurare una relazione con un consumatore, come accade in tutte le relazioni, implica il doversi assumere delle responsabilità.
Ma pare non esserci mai tempo e volontà per sviluppare davvero delle strategie lungimiranti, che concepiscano le communities come protagoniste, anzichè dei polli da spennare.

Quello che mi chiedo io è: se tu, brand, riconosci l’importanza delle communities, tanto da decidere di svolgere un’attività su di esse, come fai a non capire che proprio perchè sono importanti dovresti averne più rispetto? Visto che per mentire bene ci vuole cmq tempo e un notevole ingegno, perchè non usare queste energie per uno scopo più proficuo?

Credo che l’idea dell’infiltration marketing sia partita dalla constatazione che la gente è stanca della pubblicità e non ci vuole avere nulla a che fare.
Risposta: “facciamola senza che si accorgano che è pubblicità!”

Bisogna dire però che sia l’osservazione che la risposta sono vere solo in parte.

E’ vero che la gente è stufa della pubblicità, ma di quella degli anni ’80 e delle sue iperbole,
non certo delle marche intelligenti, che le hanno trasmesso delle emozioni, altrimenti non si spiegherebbero tutte le communities nate spontaneamente attorno ad un brand. E ricordiamoci che quasi la totalità delle communities che parlano di un brand l’hanno fatto da sole, senza nessun tipo di aiuto da parte di quel brand! (anzi, forse proprio perchè il brand per primo non ci aveva pensato…)

Quindi perchè non parlare a quelle persone? Fornire loro del materiale di discussione, lasciar loro lo spazio per creare, proporre e anche criticare. A parole sembra così facile, chi non sarebbe d’accordo con questa affermazione!
ma a volte l’azienda non è in grado di sostenere la relazione, non ha le risorse o una struttura flessibile per farlo e finisce che i responsabili marketing, giusto per dimostrare di essere al passo con i tempi decidano di fare infiltration, un modo sbrigativo per dire ‘ci siamo inseriti nell’ambiente del target e abbiamo comunicato con lui da pari’.

seee come no! argh!

E’ come quando trovi una bellissima ricetta e ti vien voglia di realizzarla la sera stessa.
Tra gli ingredienti c’è la salvia, non ce l’hai e pensi: ma sì metto il basilico che sarà mai. E poi bisognerebbe montare a neve gli albumi, ma tu non sei capace e dopo due minuti di sbattimento pensi ma sì, sarà sufficiente. Alla fine quella che doveva essere una ricetta coi fiocchi, gustosa e soprattutto facile da realizzare, si rivela appena mangiabile.
E se avessi aspettato il giorno seguente e acquistato la salvia e lo sbattitore elettrico? eh?

Insomma queste attività di infliltration, nel migliore dei casi, sono solo dei biscotti mal riusciti.
Non la proporrei ad un cliente perchè è un’attività one shot, non pensata, non integrata che dà dei risultati molto deboli. Come dicevo prima, penso sia assurdo sprecare del tempo per inventarsi come non farsi scoprire, quando quel tempo si potrebbe utilizzare per pensare a come raccogliere\interpretare\rispondere ai suggerimenti e gli insights forniti dalle communities…”

Per approfondimenti:

Shill marketing
blog di un seeder
qui si riprendono i principi del womma

come lavora un seeder
vari esempi di campagne di stealth marketing (bad) confrontate con campagne di buzz mktg (good)

grazie Clessidra!

come contattare eticamente i blogger…

November 15, 2006

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La WOMMA ha recentemente pubblicato le 10 guidelines etiche che tutti i marketer dovrebbero considerare quando “contattano” i blogger.

Questi gli obiettivi dichiarati:

1. aiutare i marketer a muoversi onestamenete ed eticamente all’interno della blogosfera

2. spingere i marketers a rivelare la propria identità con i bloggers

3. proteggere i consumatori stabilendo standard etici che governino le azioni di marketing all’interno dei blog

4. proteggere la reputazione dei marketer da eventuali danni causati da comportamenti illeciti

Di seguito i 10 principi:

1. sarò sempre sincero e mai trasmetterò coscientemente false informazioni. non chiederò mai a nessuno di ingannare un blogger a mio beneficio.

2. dichiarerò chi sono e per chi lavoro (la mia identità ed eventuali appartenenze) fin dal primo contatto con un blogger (o in eventuali commenti all’interno di un blog).

3. non commetterò mai azioni contrarie alle regole imposte liberamente da un blogger. rispetterò tutte le guidelines di una community relative a come si postano messaggi e commenti.

4. non chiederò mai ad un blogger di mentire per me.

5. userò estrema cautela quando comunicherò con minori di età o su blog letti da minori di età.

6. non manipolerò mai programmi promozionali o di affiliazione per influenzare il guadagno dei blogger.

7. non utilizzerò sistemi automatici per postare commenti o distribuire informazioni.

8. mi rendo conto che remunerare i blogger può apparire come un conflitto di interessi e quindi dichiarerò apertamente eventuali compensi o incentivi.

9. mi rendo conto che se spedisco ai blogger i miei prodotti affinchè li valutino, i blogger non sono obbligati ad adempiere con post e commenti.

10. se i blogger “parlano” dei prodotti che gli sono stati spediti, io li sensibilizzero proattivamente a dichiararne la provenienza.

no…no…so cosa state pensando! …le regole non sono fatte per essere infrante! la blogosfera non perdona!

frullerà?

November 14, 2006

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blentec blenders, produttore americano di frullatori&co, attraverso www.willitblend.com, interpreta al meglio alcuni principi legati al marketing virale.

Perchè?
produce contenuto di qualità (ma forse ancor prima un prodotto di qualità), in questo caso esilarante, che si presta ad essere diffuso secondo logiche p2p.

e poi… voi non lo comprereste un frullatore che frulla così!

update
solo ora mi accorgo che ne ha parlato ieri adverblog

ebay pop

November 9, 2006

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ideato da mpire, scovato su thebrilliance, ecco a voi un interessante e divertente applicazione basata sulle API di ebay.

” eBay Pop is a beta site that captures some of the buying buzz, popular trends and fun things happening on eBay. It’s a new way to stay in the know, current with the trends and to impress your family, friends and boss with fun little tidbits of knowledge, such as predicting the winner of American Idol based on eBay sales. Is it scientific? Hardly. But it’s certainly an interesting lab experiment to monitor – and you can do that daily on eBay Pop. So jump in and let us know what you think!! ”

nuove metriche per misurare il consumer engagement

November 8, 2006

Pete Blackshaw da tempo studia il concetto di user engagement e la metodologia per misurarlo.

In questo articolo Blackshaw definisce, per ogni attività (spontanea o indotta) intrapresa per generare coinvolgimento, un set di parametri utili a misurarlo.

cosa ne dite?

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