blog marketing/brand blogging…?

se un blog possa essere utilizzato come un valido strumento di marketing…è una dubbio che mi (per)seguita da quando… i mercati sono conversazioni. e francamente rimango freddo e scettico di fronte agli innumerevoli tentativi che alcune aziende hanno fatto negli ultimi mesi.
i corporate blog sono un’altra cosa, quelli sì che se fatti in un certo modo hanno senso!

sul caso bonduelle minimarketing ha, secondo me, già detto, e bene!, tutto quello che c’era da dire…

ma ecco che quasi contemporaneamente sono spuntate altre due iniziative molto diverse tra loro ma che entrambe utilizzano lo strumento “blog”:

questo è powered by: nivea (con la collaborazione di admaiora)

nivea.png

e questo è powered by: vivilastminute (con la collaborazione di blogo)

claus.png

a voi scegliere quello che vi piace di più! riusciranno entrambi a realizzare lo scopo per cui sono stati creati? quale è il loro fine? far conoscere un marchio? attirare l’interesse degli influencer? creare “conversazioni”? migliorare l’indicizzazione sui motori di ricerca? creare engagement?… sono tutti e due operazioni “one shot!”? una sì e l’altra no?…

a me una delle due iniziative piace. qual’è?

26 Responses to “blog marketing/brand blogging…?”

  1. Enzo Santagata Says:

    secondo me è quello che non ha i commenti palesemente FALSI!..
    Questa Stefy1986 non mi convince per niente…

  2. passero Says:

    Il blog non mi sembra tanto funzionale al tipo di contenuto del primo, inoltre mi sembra fatto in fretta, vedi il form d’inserimento commenti non ancora tradotto.
    Secondo me a te piace il secondo😉

  3. m Says:

    boh, capisco l’insopprimibile voglia di blog aziendale ma frasi come: “Certo ragazze che quando vi impegnate a sistemarvi i capelli, mantenendo la massima naturalezza possibile, siete proprio stupende!” mi fanno pensare che l’unico shot in ballo sia quello del phon…

    altra cosa la caccia a babbo natale: bella idea!

  4. Enzo Santagata Says:

    Riguardo Stefi1986 mi sbagliavo…effettivamente esiste eccome.
    Mea culpa

  5. fluido Says:

    @enzo
    e come hai fatto a scoprirlo?

  6. Enzo Santagata Says:

    facendo una semplice attività che ho trascurato…ho cliccato sul commento ed ho scoperto (su suggerimento, lo ammetto) che ha un blog msn space (vaderetro)

  7. giovanna Says:

    pro vivilastminute sicuramente (era facile) ma quello nivea non si regge…

  8. federicus ripae Says:

    Non ho i capelli, e scrivo qual e’ senza apostrofo:0 ma posso dire che i blog aziendali servono nella maggiopr parte dei casi (e comunque in tutti quelli a me noti) a chi li fa, e intendo le societa’ – minori o maiora – che si sono reinventate un business che non ha molto senso, se non appunto quello della fatturazione. Il problema non e’ fare un blog aziendale o lanciarlo, quanto piuttosto seguirlo. ma questo “conta” meno per gli sportellisti della banca del web.🙂

  9. YuKari GuYa Says:

    Io penso che i fa questo tipo di blog vetrina fasulli pensa proprio di avere a che fare con degli stupidi. Non è che fa figo avere un blog quindi facciamolo tanto per farlo dando l’illusione che si parli con persone vere o di situaizoni reali. Il fatto che internet sia virtuale non vuol dire che lo siano le persone che lo animano le lo rendono vivo e soprattutto VERO.
    Ma dico io, se uno fa un blog penso (correggetemi se sbaglio) che si voglia mettere in contatto con chi un po’ con questo mondo ci ha a che fare e abbia familiarità (insomma non con mia madre che non ci capisce niente di web), ed uno che un po’ si muove tra i blog lo becca subito il blog “acquario” dove l’interazione è controllata, censurata, misurata, teatralizzata ed annacquata, no?

  10. federicus ripae Says:

    penso che si rivolga a tua madre🙂

  11. YuKari GuYa Says:

    aaaaaaa namo bene allora😉

  12. Mauro Lupi Says:

    Caro Federico, mi stupisce che dopo tanti anni che sei nel web, ancora credi che ci sia una situazione dove clienti scemi si affidano ad agenzie furbe e opportuniste. Ci ho comunque fatto il callo perché mi davano dell’opportunista anche dieci anni fa quando iniziai a parlare di search marketing… E visto che parli di “banca del web”: sai perché le persone lasciano i soldi in banca? Perché hanno fiducia che potranno riprendersi tale denaro quando vogliono. Vale lo stesso in ogni mercato. Qui nessuno va col sorrisetto furbo a vendere kili di blog perché è figo. Mi pare invece ci sia (ancora) tanta dietrologia alla base di certi atteggiamenti critici e diffidenti.

    Quello che ognuno di noi può osservare è un proliferare di iniziative di comunicazione innovative, basate sui blog o meno. Alcune sfruttano la moda del Web 2.0, altre il sesso (come orgogliosamente scritto proprio da YuKari GuYa sul suo sito), altre cercano semplicemente di rispondere a degli obiettivi di comunicazione.

    Naturalmente alcuni progetti piaceranno, altri no. Alcuni funzioneranno ed altri saranno dei flop. Ma continuare ad sindacare su quello che “conta davvero” in un blog è come farsi la stessa domanda per una qualsisia campagna di comunicazione. Domanda a cui professionalmente si può rispondere solo “dipende!”.

    Altrimenti non si spiegherebbero gli spot sui detergenti che tolgono 10 cm. di polvere.

  13. federicus ripae Says:

    Ciao Mauro, non sono federico, sed federicus ripae, ma rispondero’ in sua vece visto che ha un mio stesso (N)omen: “Caro Federico, mi stupisce che dopo tanti anni che sei nel web, ancora credi che ci sia una situazione dove clienti scemi si affidano ad agenzie furbe e opportuniste”; diciamo che questa convinzione cresce con gli anni; certo, girano meno soldi e i “consulenti” (societa’ o privati, tra cui mi metto pure io) hanno difficolta’ a convincere gli scemi del web village (ce ne sono in abbondanza) a mettere soldi (che non hanno) in progetti (che non ne porteranno). Quando cominceranno a girare un po’ piu’ di soldi di ora (siamo ancora alle vacche magre, anche se parliamo di ripresa da 5 anni), sicuramente nuovi “nuts’ raggiungeranno le schiere del web management e nuovi consulenti passeranno da un lavoro “blindato” a un piu’ aperto “nuovo mercato” (delle vacche, che – nella notte – sono tutte nere). Non si tratta di dietrologia. Sai, anche se non capisco bene la cessione di valore da certe agenzie a certi clienti (ma parlo anche di societa’ minora o maiora della tua) sono anche io convinto che “fare” sia meglio di “non fare” e, anche se non la penso coccianamente (con secchi di vernice, verniciamo tutti i blog…) o berlusconianamente (prendete il pennello e ridipingete i cancelli…con riferimenti roosveltiani) penso che sia buono darsi da fare, ma se il new deal del web nasce parlando di web 2.0 e di corporate blog per societa’ che sono nate e cresciute grazie a un rapporto unidirezionale di ipnotismo delle coscienze (i 10 cm di polvere di cui parli tu e che ricalcano lo stile anche del tuo cliente, come e’ giusto che sia nella societa’ della jannacciana televisiun) allora non credo si sia colta la specificita’ del web (che non sta nel 2,zerizzare tutto). Non tutte le societa’ possono avere un blog, pochissime corporation possono farlo e meno ancora sono in grado di non farselo ritorcere contro; cio’ non significa che i blog “aziendali” non siano buoni e giusti “in se'”, ma che non lo sono ne’ per gli utenti (buoni per capire cosa?) ne’ per le societa’ che sembra aprano alla democrazia del web un marketing che sempre di piu’ e’ basato sull’ossessivita’ degli input pubblicitari.

    Naturalmente alcuni progetti piaceranno, altri no. Alcuni funzioneranno ed altri saranno dei flop. Ma continuare ad sindacare su quello che “conta davvero” in un blog è come farsi la stessa domanda per una qualsisia campagna di comunicazione. Domanda a cui professionalmente si può rispondere solo “dipende!”.

    Dipende! sono d’accordo. Diciamo che nel caso succitato mi pare sia un flop. Ma sbagliando si impara, e anche bloggando.

    Anche se la mia concezione odierna non e’ sicuramente immacolata, spero di avere fatto riflettere qualcuno dei lettori di Fluido, o dei fruitori di Nivea. Anche se non fosse, mi e’ stata occasione per porgerti i miei auguri per l’Immacolata e chiederti perdono se a volte sono un po’ birbone. Ma se non lo facessi con chi e’ piu’ grande e rispettabile di me, che gusto ci sarebbe? E se il post e’ buono, che piacere c’e’?
    🙂

    con rinnovabile stima

    Federicus Ripae

  14. Enzo Santagata Says:

    Ok, i mercati sono conversazioni, ma al mercato non si devono vendere chiacchiere

  15. federicus ripae Says:

    tutto quello che si vende vale. questa e’ la (giusta) logica post-primitiva. quindi se ti vendo un blog, esso vale in quanto venduto. se te lo regalo (cosa che sarebbe spesso degna) esso non vale piu’ nulla. Non e’ difficile avere belle idee, e’ difficile vendere le idee e la loro realizzazione e in quel caso la bellezza delle idee conta ben poco. sempre fu e sempre sara’🙂

  16. Tech’n Roll » I mercati sono conversazioni (e vendono chiacchiere) Says:

    […] In questi giorni su fluido si è sviluppato un interessante scambio di opinioni sul tema dei business/corporate blog. […]

  17. Enzo Santagata Says:

    Se vendere è il parametro per giudicare la bontà di un’operazione di comunicazione preferisco restare nel mio incosciente idealismo da quasi laureato che tenta di affacciarsi alle porte del lavoro. Magari la delusione sarà bruciante, o magari non ci sarà delusione

  18. federicus ripae Says:

    sara’ bruciata e dalle sue ceneri nascera’ la sfinge del lavoro uniformato. gli altri sono sempre piu’ forti, perche’ semplicemente, sono di piu’.

  19. Enzo Santagata Says:

    Sono darwiniano, l’evoluzione è sempre verso il positivo nel lungo e lunghissimo termine😀 scherzi a parte, inutile che ci provi a distruggere il mio idealismo, tanto non ci riesci😉

  20. fluido Says:

    permettemi una precisazione.
    attraverso questo post non volevo giudicare l’operato di admaiora o di blogo!

    ho solo reso pubbliche alcune considerazioni che mi accompagnano tutti i giorni mentre faccio il mio lavoro.

  21. YuKari GuYa Says:

    Esattamente. La mia perplessità non è su chi fa consulenza o presta servizi per l’attivazione di blog aziendali e di prodotto da cui ci si aspetta, proprio perchè esperti, un intervento sui come correttamente si gestisca questo prezioso strumento, ma la mia critica è rivolta verso chi trasforma poi il blog, stumento di convesazione, in strumento di monologo o di rappresentazione teatrale, chiamiamolo in altro modo ma non blog.
    Strizzo sempre l’occhio verso tentativi di sperimentazione più o meno innovativi o azzadati come può ad esempio essere il porno marketing di cui ho raccontato nel post del blog dove scrivo. La sperimentazione fa sempre bene, ma la mia attenzione è sempre rivolta nel capire cosa poi possa funzionare o meno, alla fin fine è questo quello che conta no?

  22. Giorgio Soffiato Says:

    Secondo me questo tipo di iniziative sono utili se danno davvero qualcosa. Essere interrotti durante la partita di calcio da fastidio, il fatto che qualcuno mi spieghi che i capelli vanno pettinati in un senso anzichè in un altro potrebbe anche farmi comodo, ben conscio che l’azienda lo fa per cercare di vendermi qualcosa ma.. quale delle due esigenze prevale? Io ho seguito di recente la realizzazione di un sito web aziendale ed ho premesso a tutto i contenuti, un lavoro di ricerca e produzione vero di contenuti assolutamente competenti e non company-oriented. Pura informazione. Informazione in cambio di attenzione per me è ok, finta informazione o semplice persuazione andrà poco lontano..

  23. Rossano manzi Says:

    Di uno che:

    Usa come alias Federico Ripae ( ovvero Federico Fede )

    Inserito il suo alias in Google non esiste se non in unico commento

    Come link ha http://www.colliriogratispertutti.com disponibile per la registrazione

    Consiglio:

    Un bagno di umiltà ( siamo davanti al solito personaggino che nascosto da alias è capace di beceri e triviali commenti offensivi ).

    federicus ripae Says:

    December 8th, 2006 at 4:54 pm

    sara’ bruciata e dalle sue ceneri nascera’ la sfinge del lavoro uniformato. gli altri sono sempre piu’ forti, perche’ semplicemente, sono di piu’.

    Fai il pari con quei decervellati arroganti e maleducati che per dimostare che sono uomini prevalicano il diritto degli altri al rispetto.

    Se sei contento di come sei continua a tenerti la maschera che hai, tanto qualcuno più importante di te lo troverai sempre ( dimostrando che tu sei meno uomo ).

  24. federicus ripae Says:

    Come diceva Alberto Tomba, chi mi conosce, lo sa (Mauro Wolves per esempio) e – come diceva il Marchese del grillo: “Io so’ io e tu…”.
    Stay manzo va che fai solo figuracce.🙂

  25. Maurizio Goetz Says:

    Il blog è uno strumento per chi ha qualcosa da raccontare. Se giudico molto negativamente il fake blog di Bonduelle, per quello di Nivea ritengo che un pubblico ci possa anche essere, anche se non sono io. Se questo pubblico esiste davvero è legittimo che possa scegliere e avere a disposizione dei contenuti in più, solo il tempo decreterà la sostenibilità del progetto. L’importante quando si lavora in comunicazione è smettere di giudicare utilizzando parametri personali. Io il blog per Nivea for Care non lo avrei fatto, ma credo sia importante rispettare le scelte di altri, quando il prodotto che ne è venuto fuori è più che dignitoso.

  26. fluido Says:

    vero Maurizio il blog è uno strumento per chi ha qualcosa da raccontare.
    vero anche che in fondo un pubblico, il blog di Nivea, lo può anche avere.
    lo ripeto nuovamente: il post in questione non voleva giudicare ma semmai aprire un dibattito al quale Mauro Lupi, secondo me (per quanto può valere la mia opinione), ha fatto benissimo a partecipare.
    e lo ha fatto con serietà e competenza, senza cadere in sterili polemiche.

    sono d’accordo:” l’importante quando si lavora in comunicazione è smettere di giudicare utilizzando parametri personali.”
    tuttavia bloggare è bello anche perchè hai la possibilità di esprimere riflessioni personali che in altre sedi tieni nel cassetto o non approfondisci. non credi?

    con stima

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