is blogging killing planning?

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(photo credits: pagine gialle, vicenza e provincia, anno 2006)

caro valerio,
e cari tutti quelli che stanno partecipando al meme in questioneluca, marco, e ancora marco, maurizio… difficile risponderti…anche perchè forse il vero e unico planner italiano sei tu. (e sai che non è piaggeria…)

Spunto interessante, importante e stimolante al quale è seguito un’altrettanto stimolante dibattito… al quale io ovviamente partecipo con ritardo, molto ritardo… purtroppo perchè devo ancora capire se nel mio caso… work/planning is killing blogging? o meglio… am i killing blogging? ma questo sarà oggetto di un altro post che è da qualche settimana che sento di dover e voler partorire (spero non in tempi giurassici…) e riguarda non solo la mia situazione personale ma forse quella di altre persone che fanno il mio mestiere.

La mia risposta è no! il blogging non sta uccidendo il planning… almeno per come lo intendo io… anzi! direi che la chance di condividere conoscenza, informazioni, stimoli, e relazioni, che “il blogging” ha introdotto in questi ultimi due anni ha veramente migliorato le vite professionali di tutti noi… Come molto spesso mi è capitato di affermare, anche in questo blog in relazione ad altre tematiche, e concedetemi la semplificazione…, sta poi al buon senso di tutti noi e di tutti coloro che assumono questi giovani planner… imbevuti di pochi dati ma di tante semi-certezze acquisite succhiando succo di blog… stabilire un benchmark qualitativo e concetti-base solidi su cui poi ognuno puo’ sfogare il proprio talento e la propria creatività.

per cui la mia risposta è SI’! benvenga l’APG italiano per due ragioni:
_ … perchè almeno posso aver la chance di diventarlo… un planner si intende…
_ … perchè per rispondere alla domanda di Marco…SI’, la pubblicità italiana ha bisogno dei planner, ora più che mai! e sempre di più.

… ma di planner preparati da una scuola, da un percorso professionale serio e da un’associazione che sia in grado di dialogare con le istituzioni (adci & co…), di stabilire percorsi di approfondimento, scambio, aggiornamento… e soprattutto di creare anche in Italia una Cultura del planning!
… torno a lottare con i dinosauri…

ps: Ocio ai Oci!!!

a presto!

5 Responses to “is blogging killing planning?”

  1. maurizio Says:

    Secondo me caro Fluido, un scuola italiana old style del planning esiste già…
    Parlo della mitica e leggendaria Anna Scotti (ex capo-planner di Thompson) e Massimo Bartoccioli e C.O, che ha fatto lezione a me ed al altri planner che ora sono in leo, publicis, ogilvy, thompson… Sono dei mostri sacri e ti danno le basi..
    manca la nuova scuola, quella che ristruttura il vecchio e porta l’innovazione…
    quello che dobbiamo fare tutti noi, ristrutturare dei modelli che appartengono all’ADV classica, crearne di nuovi e di comuni..
    Ognuno ha i suoi strumenti e i suoi metodi, hai ragione tu! Condividiamoli!
    Incominciamo a mapparci! Capire chi siamo! e credere nel nostro mestiere.
    Altrimenti è vero quello che dice valerio, i nuovi si abbatteranno contro gli scogli del sistema. E i vecchi, aggiungo io, continueranno a dire che il planning in Italia non esiste!
    Secondo me esiste e come. Lo ripeto dobbiamo farci sentire.
    Non esistono solo i planner all’inglese o quelli americani, creiamo noi
    un mix, un planning all’italiana.
    Contaminazione.

  2. maurizio Says:

    la pubblicità italiana ha bisogno di planner:
    ci siamo, siamo brutti, cattivi, giovani e incazzati al punto giusto…
    armati di blogging, di idee, di proposition, di copy strategy, di modelli di consumo innovativi… con gli occhi aperti…
    mi piacerbbe farti conoscere alcuni di quelli che ho conosciuto io, con la voglia e la passione..
    oltre a valerio, luca, luca, maurizio, c’è fuori un mondo…
    io ne conosciuti circa 5 o 6 con le palle che fumano.. in gamba, svegli, pronti al cambiamento.. per quello serve l’unione!!!!

    Ps. scusate lo sfogo, ma ripeto il planning in italia esiste!

  3. Luca Vergano Says:

    Io continuo a credere che il punto non sia “is blogging killing planning”. Credo che la vera domanda sia “can italian adv kill planning?”…

  4. La casalinga di Voghera Says:

    Mah, alla fin fine quello che serve davvero sono persone competenti. Una associazione dei planner io comunque la vedrei bene. Basta solo dargli la giusta impostazione e non seguire l’esempio inglorioso dell’ADCI.

  5. valerio Says:

    mi piace l’adrenalina emorragica del kamikaze😉 però, se c’è una cosa che ci distingue come categoria di persone è quello strano mix tra istinto e ragione (che fighi che siamo!). Se così è, se non vogliamo che questi post uccidano il planning per eccesso di “laude sine actum”, iniziamo a dare concretezza alla nostra strada. Cercherò di essere più chiaro nei prossimi giorni, ma mi sembra che ci sia la voglia di fare qualcosa… l’associazione aperta suggerita da luca è bella ma troppo futuristica… se non riusciamo a parlarci neanche tra planner, figurati se tentiamo di mettere assieme professioni diverse, anche se la tensione è la stessa. Io continuo a pensare che l’APG possa essere la cosa giusta, ma mi chiedo: funziona un’istituzione che non sembra interessare a molti? Soprattutto, quanti sono i planner che dovrebbe rappresentare? Forse dovremmo iniziare a conoscerci e contarci… l’aperitoffee può essere una strada? magari anche… se così fosse non avrei nessun problema a dirottare parte delle energie e intenti anche in incontri tra planner…

    cazzo quanto ho scritto😉

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