Archive for June, 2007

a volte ti capita…

June 29, 2007

… di pensare ad un concept strategico per una marca… e ti rendi conto quanto questa abbia le potenzialità per inglobare un’idea culturale da veicolare in modo coinvolgente, stimolante e interattivo.

E’ in un’occasione come questa che realizzi quanto ti piace fare il tuo mestiere e quanto il tuo lavoro stia cambiando.

Quanto le tue competenze tocchino più e diverse discipline e quanto le brand come dice john grant ” should be signs of the times, creating a sense of currency seen as the way things are done now…”

Non puoi farlo sempre e per tutte le brand, ma quando lo puoi fare, ti rendi conto realmente cosa significa andare oltre alla campagna di marketing virale, all’ ambient o alla guerrilla, per ideare azioni di comunicazione di ampio respiro (e…di medio/lungo termine) che non abbiano come unico fine quello di generare buzz, artificiale, momentaneo…

Qual’è la vera essenza del passaparola? Il conversational marketing è rappresentato da 4/5 post autoreferenziali che appaiono su blog come questo?
io non penso.

… ma tornando a pensare alla multidisciplinarietà e alle professioni che cambiano se non l’avete ancora fatto, vi consiglio un libro del 2.002 (grazie Graziano!)

“Il testo di Richard Florida The rise of the creative class (Basic Books, 2002) pone l’accento sull’avvento di una nuova classe sociale, quella creativa, capace di trasformare i modi in cui comunichiamo, lavoriamo e creiamo community nel ventunesimo secolo. Questa nuova classe, costituita allo stesso tempo da scienziati ed umanisti, letterati e tecnologi, artisti e romanzieri si configurerebbe come un nuovo gruppo sociale capace di armonizzare la filosofia del bohemièn e quella del borghese, secondo la terminologia del “Bobo” coniata da David Brooks in Bobos in Paradise. La funzione economica di tale classe sarebbe allora quella di generare nuove idee, nuove tecnologie e/o contenuti creativi, rivoluzionando i vecchi modi gerarchici e formali di gestire l’economia ed il lavoro. Se questa nuova cultura rappresenta un miscuglio di valori “bourgeois and bohemian”, i principi di riferimento vanno ricondotti a caratteristiche quali creatività, individualismo, differenza e merito, dato che “per i membri della Creative Class, ogni aspetto e ogni manifestazione della creatività—tecnologica, culturale ed economica—è interconnessa e inseparabile dalle altre”

via

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design can change!

June 12, 2007

“Like any good design, sustainable design involves delivering the best performance or result for the least cost over the long term. Sustainable design involves the strategic use of design to meet current and future human needs without compromising the environment. It includes (re)design of products, processes, services or systems to tackle imbalances or trade-offs between the demands of society, the environment and the economy and, ultimately, restoration of damage already done. ”
Beatrice Otto

7th floor

June 4, 2007

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molti di voi magari la conosceranno già… un magazine free press veramente di qualità! se non arriva nell’azienda dove lavorate, potete scaricare la versione digitale qui.
buona lettura!

“7th floor è il nuovo magazine free press che si occupa di imprese, tecnologie e nuovi media.

Artisti, esperti di comunicazione, designer e tecnologi insieme a ricercatori del mondo accademico, manager e imprenditori condividono le loro visioni in risposta a questioni che riguardano la cultura, la tecnologia, l’economia, la società, l’ambiente.

Ogni numero un tema, ogni tema le storie e le testimonianze di menti brillanti, pionieri del cambiamento, punti di vista sul presente e sul futuro.

I contenuti abbracciano lo “human at work” nella sua interezza, dentro e fuori l’azienda: dal risveglio alle interazioni professionali, dai momenti di evasione a quelli di riflessione sui nuovi fenomeni sociali.

Gli elementi di distintività riguardano il taglio editoriale e lo stile di pensiero di cui si fa portavoce: indipendenza, impresa network, enterprise 2.0″

mi dia per favore “qualcosa” oppure “qualunque cosa”…

June 3, 2007

“Anything”e “Whatever”.

6 gusti per Anything (gasata) e 6 gusti per Whatever .
la cosa divertente è che quando la prendi non sai il gusto… se non al primo sorso, non solo le lattine “non hanno un nome definito” ma anche la lista degli ingredienti è scritta in modo generico. (carbonated water, sugar, permitted flavouring, permitted colouring, preservative, tea extract, fruit juice concentrate)

pare che a Singapore il lancio di questo prodotto sia stato un successo… il concept se non altro è originale…

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via springwise