Archive for the ‘marketing’ Category

www.fluido.org: aggiornate l’aggregatore!!!

November 8, 2007

questo blog si rinnova nella grafica e nell’url… che d’ora in poi sarà www.fluido.org.vi prego aggiornate il feed… e lo prometto cercherò di postare di più! a voi (spero il piacere) di scoprire e giudicarne funzionalità e segreti. grazie Robert e Tommaso! 

marketing dell’ascolto?

October 18, 2007

interessante blog di massimo carraro.

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green light

October 15, 2007

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interessante ricerca del guardian su come i comportamenti dei consumatori in merito all’eco-sostenibilità possono interessare l’advertising.
purtroppo è solo un abstract, ma trovo interessante la segmentazione degli utenti in base alla loro attitudine eco e lo schema sul targeting.
probabilmente in italia siamo indietro ancora anni luce… tuttavia scaricate il pdf… potrebbe essere fonte di ispirazione.

scarica: greenlight.pdf

un contributo al viral outing: do ut des

October 13, 2007

“….perchè non dovrebbe valere per la pubblicità? dare per ricevere è da sempre il modo migliore per ingaggiare l’altro,forse è poco nobile, ma questo non è mai stato un mestiere cavalleresco. il pubblicitario riceve fiducia se da emozioni e costruisce brand utili per il quotidiano del consumatore. all’estero l’hanno fatto in maniera creativa, accettando il “do ut des”, mentre in italia ancora si era impegnati a salvare la categoria…”

interessante, secondo me, contributo alla discussione nata qui e qui.buona lettura. grazie paolo.

scarica e leggi: do-ut-des.pdf

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copyright illustrazione intitolata”do ut des”, http://www.pacoebianca.it

viral outing

October 12, 2007

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enrico, gianluca, mizio, mrwhite, e molti altri… nei commenti a questo post di gianluca , conversano sul marketing virale, sui contenuti generati dagli utenti, su chi la pubblicità la fa, su chi la paga, e su chi la “subisce”(mamma fluido che nonno che sei! la pubblicità non te l’hanno ancora detto che non si subisce più, ma la si co-crea! azz!!! mannaggia a te).
e secondo me lo fanno bene, molto bene. (sono un pò provocatorio, ma sapete quanto la mia stima per voi è sincera!)

finisco di leggere il post… poi i commenti… e mi domando ma di cosa stanno discutendo?
allora provo a fare questo.
copio e incollo le frasi (o forse i concetti) in cui mi rispecchio (ve l’ho anticipato che questo post sarebbe stata una seduta di outing!):

“Io sono ancora ingenuamente convinto che il ‘vero’ marketing virale non possa che nascere dal design innovativo o da una superiore e fantasmagorica capacità di soddisfare i clienti. Certo non funziona per prodotti sui quali le persone non vogliono più nemmeno perdere tempo a parlarne. Ma in ogni caso non funzionerebbe, per questi prodotti, nemmeno il virale “indotto”. (powered by minimarketing)

Ops! guardo, rileggo!: accidenti! solo questo!
e poi mi dico:” dai luca, parli così? tu sei un “viral native”! (questo è nuovo…”digital native”)cosa fai sputi nel piatto dove hai mangiato fino a ieri?, dai non si fa!”
quindi mi fermo e provo a pensare.
quindi scrivo:

azz! proviamo a semplificare…(ci hanno pure scritto un libro!…sul concetto di semplicità intendo)

ma dobbiamo proprio continuare a chiamarlo marketing virale? si sa la blogosfera e gli addetti ai lavori (compreso il sottoscritto…il solito nonno)ci tengono ai nomi…o forse dovrei dire alle brand?
virale non indica forse solo la modalità di propagazione del messaggio? di fatto tutti siamo d’accordo che il passaparola esiste dalla notte dei tempi, no?

azz! poi mi dico… e l’internet o l’aspetto tecnologico non lo consideri? quanto questo influenza le strategie di marketing innovative/alternative/moderne (ecco è uscito ancora il nonno che è in me!)?
internet, tecnologia, social network, blogosfera, wiki, 2.0, CGM e chipiùnehapiùnemetta…sono realtà, concetti, fenomeni che tutti quelli che fanno il nostro mestiere dovrebbero studiare, approfondire, digerire per poi SI’ concepire (anche sperimentando…per l’amor del cielo) IDEE che abbiano la forza di comunicare migliori prodotti, migliori servizi, di aziende (migliori) che hanno capito che il consumatore/utente e il contesto in cui vive sono cambiati!

ecco gianluca, forse l’unica cosa che avrei aggiunto al tuo pensiero… è il concetto di IDEA, perchè concordo, i prodotti sono importanti, ma siccome fortunatamente (sai… la pubblicità mi da il pane…!) poi i prodotti/servizi vanno comunicati… è l’IDEA, o se preferisci, il CONCETTO, che regge l’impianto strategico di una campagna che ne determina la sorte. buona o brutta che sia!

certo cambiano i costi di produzioni, cambiano i formati, cambiano le pianificazioni media, cambiano i device, cambiano le metriche di misurazione, cambiano i budget…e chipiùnehapiùnemetta…. ma i basics rimangono e rimarranno gli stessi fino alla fine dei tempi, ciò che cambia e cambierà per sempre sono le persone, l’ambiente in cui vivono e gli strumenti che utilizzano per comunicare! questi sono i DETTAGLI che oggi chi fa il nostro mestiere (e non solo) non può più trascurare se vuole produrre campagne virali, innovative, alternative e chipiùnehapiùnemetta.

e qui torna una domanda che ultimamente mi pongo insistentemente (azz! …ma come sono messo…che razza di domande mi pongo):
non è che il virale sia solo una tattica?

ma adesso basta, è tardi per fare outing. io mi vado a leggere un post interessante di karl long (futurelab) che introduce il concetto di “social equity”.
il post si intitola:” oltre il viral: 3 idee per un marketing della co-creazione”
Secondo l’autore del post il concetto di “co-creative marketing” è qualcosa che dovrebbe essere inglobato nel DNA di un prodotto o di un servizio.
Un elemento in grado di generare un forte VALORE nel tempo, qualcosa che contribuisca a generare quella che lui, appunto, chiama social equity.

“la social equity si costruisce, aggregando, connettendo, riflettendo e amplificando l’insieme dei piccoli gesti/interazioni degli utenti nel tempo, così che l’insieme vale più della somma delle parti…una sorta quasi di network effect, più le persone usano un prodotto o un servizio e partecipano più questo acquisisce valore “

…e tutto questo fa naufragar me dolce…nel social networking e su come le aziende lo possono interpretare per produrre e per comunicare…meglio! si intende.

ah!… dimentico NON tutte le aziende!

planning + “hydra” creativa

October 2, 2007

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“Nella mitologia greca l’Idra di Lerna è un mostro a forma di serpente e con molte teste.
Il mito narra che l’idra fu uccisa da Eracle durante la seconda delle sue fatiche. Aiutato dal nipote Iolao, che bruciava le ferite inferte dall’eroe per non far ricrescere le teste, Eracle riuscì a tagliare tutte le teste, compresa l’ultima immortale, che seppellì. Poi bagnò la punta delle frecce nel sangue dell’idra, per rendere le ferite inflitte da esse inguaribili.
Il veleno dell’Idra fu inoltre la causa della morte dell’eroe. La moglie Deianira, ingannata dal centauro Nesso, userà il sangue del mostro come filtro d’amore, impregnando una veste che fece poi indossare al marito. Un’accidentale puntura con una delle frecce avvelenate provocò atroci sofferenze a Chirone, centauro amico e insegnante di Eracle che, essendo immortale, non poteva morire. “

per approfondimenti leggete l’articolo di Anne Benvenuto ” Planning: the challenge of complexity”.pdf
Anne sprona i planner ad abbracciare la complessità e a concepire strategie per i clienti che contengano un significato e un valore più grandi!

e tu mrwhite cosa pensi?

è tempo di ripensare al tv advertising!

October 2, 2007

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per approfondimenti:

influential marketing blog

jaffe juice

adrants

futurelab

bzzers: community italiana sul passaparola

September 18, 2007

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che dire? il futuro…?
let’s test it!

e per maggiori dettagli…

personal branding

September 18, 2007

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wikipedia: personal branding è il processo attraverso il quale le persone si posizionano sul mercato alla stregua di veri e propri brand nel contesto della loro carriera, professione o vita personale.
da notare che, mentre le precedenti tecniche di self-management si concentravano sul miglioramento personale, il concetto di personal branding suggerisce invece che il successo deriva dalla piena consapevolezza delle proprie competenze, conoscenze, talenti e abilità e da come queste vengono immesse sul mercato alla stregua di un brand. e se un brand è una specifica entità che promette un valore specifico ecco che il personal branding mira a “marchiare” gli individui in base al valore che offrono in un determinato contesto (sociale, professionale, pubblico…). il termine è stato per la prima volta coniato da Tom Peters nel 1997.
il concetto “personal branding” consiste di 4 elementi:
_ personalità
_ competenze
_ differenziazione
_ aspetto
Questi elementi si intrecciano in un precisa e coerente “personal brand campaign” (non c’è traduzione per questo concetto…) che si manifesta su più media e nei confronti di audience diverse. Il personal Branding si manifesta anche on-line (direi … soprattutto), dove gli individui traspongono le loro identità fisiche in identità virtuali attraverso siti web, blog, social network, visibilità sui motori di ricerca…e altri media digitali.

In questo senso essere on-line diventa una personale forma di comunicazione e uno strumento di marketing collaterale facilmente accessibile da tutti.
Iteressante no? cosa è cambiato dal 1997 ad oggi? Come questo concetto influenza la nostra vita professionale e personale? … soprattutto se siamo titolari di un blog? come questo influisce sulle strategie che creiamo per i nostri clienti? 

per chi fosse interessato ad approfondire: personalbrandingwiki + personalbrandingblog

social media & social outcasts

September 17, 2007

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… torno con un pò di ritardo, con un pò di voglia di rimanere “socialmente escluso” (social outcast), a pensare e studiare, gli effetti dell’essere perennemente socialmente connessi.

Buona Lettura. e…grazie changethis
download: social outcats & socialmedia.pdf

update: scopro ora (cioè 22:16 del 18/9) che anche maurizio ne ha parlato… e ha fatto delle riflessioni molto interessanti…lo scopro ora… ecco l’effetto pratico dell’ essere “outcast”…